
Cercare il bene e la giustizia
Popolo e governanti di Gerusalemme […] udite quel che il Signore sta per dirvi; ascoltate quel che il nostro Dio vuole insegnarvi:
'Non m'importa dei vostri numerosi sacrifici: voi mi offrite pecore e le parti grasse dei vostri montoni. Non so cosa farne del sangue di tori, di agnelli e di capretti. Quando venite a rendermi culto chi vi ha chiesto tutte queste cose e la confusione che fate nel mio santuario? Le vostre offerte sono inutili.
L'incenso che bruciate mi dà nausea. Non posso sopportare le feste della nuova luna, le assemblee e il giorno di sabato, perché sono accompagnati dai vostri peccati.
Mi ripugnano le vostre celebrazioni: per me sono un peso e non riesco più a sopportarle. Quando alzate le mani per la preghiera, io guardo altrove.
Anche se fate preghiere che durano a lungo io non le ascolto, perché le vostre mani sono piene di sangue.
Lavatevi, purificatevi, basta con i vostri crimini. È ora di smetterla di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, aiutate gli oppressi, proteggete gli orfani e difendete le vedove’. (Isaia 1,10-17)
Minneapolis, nel Minnesota, è da due mesi al centro delle operazioni degli agenti di ICE, la violenta e temuta agenzia americana incaricata direttamente dal presidente Trump di arrestare ed espellere veri e presunti immigrati illegali.
Lo scorso 7 gennaio, un agente ha ucciso, a colpi d’arma da fuoco, Renee Good, una cittadina statunitense di 37 anni. Le immagini di quella uccisione hanno fatto il giro del mondo e innescato grandi proteste, a Minneapolis e in molte altre città.
Il 23 gennaio, migliaia di persone sono scese in piazza a Minneapolis, occupando tra l’altro l’aeroporto, dove sono stati arrestati un centinaio di esponenti di varie comunità di fede durante una preghiera contro le deportazioni dei migranti.
Risale infine al 24 gennaio l’uccisione, a Minneapolis, da parte di agenti di ICE, di Alex Pretti, americano di 37 anni, infermiere di terapia intensiva.
Minneapolis aveva già conosciuto, nel maggio del 2020, un episodio terribile, che aveva suscitato grandi proteste: l’uccisione, da parte di un poliziotto, di George Floyd. Quell’omicidio era stato ripreso da passanti. Tutti ricordano ancora il grido disperato di Floyd: “Non riesco a respirare”, mentre l’agente di polizia premeva con il ginocchio sul suo torace.
Le chiese cristiane del Minnesota avevano scelto allora, per esprimere la loro protesta, proprio queste parole del profeta Isaia: "È ora di smetterla di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia".
Quello che è successo a Minneapolis sei anni fa, e quello che si è ripetuto, nella medesima città, nelle scorse settimane, è il contrario di quello che dice il profeta Isaia. Le parole del profeta erano valide otto secoli prima di Cristo, e sono valide duemila anni dopo Cristo.
Abbiamo bisogno di queste parole. Abbiamo bisogno di sentire che dobbiamo imparare a fare il bene e che dobbiamo cercare la giustizia. Sono parole che valgono sia per coloro che credono in Dio, sia per quelli che non credono in Dio. Isaia si rivolge a credenti e non credenti, a cristiani e musulmani, ebrei e buddisti. Tutti e tutte devono imparare a fare il bene, devono cercare la giustizia. Fare il bene e cercare la giustizia sono virtù civili, sono esigenze comuni di ogni convivenza umana.
Nessuno può dire: “Io non c’entro, non ne ho bisogno, io ho la coscienza a posto, ho le mani pulite, non mi riguarda!”. Nessuno può tirarsi indietro e dire: “Me ne vado, non è per me!”. Bene e giustizia sono per chiunque.
Guardiamo più da vicino queste parole, così chiare, così elementari da sembrare quasi ovvie: “Imparate a fare il bene”. Vuol dire che ancora non lo sappiamo fare.
Che cos’è il bene? Spesso ne abbiamo un’immagine addomesticata, adatta alle nostre idee, ritagliata su misura per noi, comoda. Un’idea di bene che non ci disturba troppo, che non ci coinvolge fino in fondo.
“Imparate a fare il bene”, dice il profeta. Gli slogan della nostra epoca recitano invece: “Prima il mio bene, poi forse quello degli altri”.
“America First”, scandiscono oltreoceano, “Prima i nostri”, diciamo noi alle nostre latitudini.
“Imparate”, dice Isaia. "Imparate" perché non sappiamo ancora abbastanza, non sappiamo ancora tutto. Anche chi fa del bene si accorge di quanto bene ci sarebbe ancora da fare.
Proprio facendo il bene ci si accorge che non lo si fa mai abbastanza. E a volte dobbiamo riconoscere, con amarezza, come successo all’apostolo Paolo: “Il bene che voglio, non lo faccio, ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7,19).
Il profeta continua, e dice, come per precisare che cosa significhi fare il bene: “Cercate la giustizia”.
Qui siamo di fronte alla parola chiave di tutto il discorso.
"Giustizia” è una parola centrale per tutta la civiltà umana, insieme a quell’altra parola che è "libertà". Non si può vivere senza libertà e senza giustizia.
E malgrado tutte le rivoluzioni e anche tutti i progressi che sono stati fatti nel corso della storia, attraverso lotte interminabili, vediamo che la giustizia è ancora da cercare, non è ancora raggiunta, è spesso ancora negata, ignorata, stravolta nel suo contrario.
Le chiese, nella loro storia, non hanno purtroppo mai posto la giustizia come una priorità. Hanno sempre dato la priorità alla carità. Si sono specializzate nella carità, pensando che la ricerca della giustizia non fosse un compito spettante anche a loro.
Ora, Dio è amore, lo sappiamo. Ma il grande amore di Dio qual è? È l’amore per la giustizia. Il passo di Isaia afferma chiaramente che Dio ama la giustizia più dei sacrifici, più dei culti, più delle preghiere, più dei canti. La priorità dell’amore di Dio è per la giustizia.
Che cosa significa tutto questo per noi? Che dobbiamo cercare la giustizia, perché è quello che anche Dio cerca. Dio cerca la giustizia anche nella chiesa.
Il cristianesimo è certamente la religione dell’amore. Ma non è stato abbastanza, religione dell’amore e della giustizia. Cristiani e cristiane hanno amato e amano più la carità che la giustizia. Ora, il mondo ha bisogno di amore, ma soprattutto di amore per la giustizia.
“Cercate la giustizia” perché non c’è, perché ne circola troppo poca, perché è merce rara. Cercate la giustizia perché l’amate, la desiderate e la invocate così come Dio la cerca, la desidera e la invoca.