
Le sorprese di Natale
Anche noi […] parliamo di una sapienza. Ma non si tratta di una sapienza di questo mondo né di quella dei potenti che lo governano. Parliamo della misteriosa sapienza di Dio. Nessuna delle potenze che governano questo mondo ha conosciuto questa sapienza. Se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore. Ma come si legge nella Bibbia: “Quel che nessuno ha mai visto e udito, quel che nessuno ha mai immaginato, Dio lo ha preparato per quelli che lo amano” (2 Corinzi 2,6-9).
L’arrivo del Messia era atteso, era stato preparato, i testi profetici ne avevano parlato. Ma quando Gesù nasce, molti rimangono spiazzati. I testi in cui si parla di quella nascita ci dicono, in modo evidente, che nessuno era veramente preparato, nessuno aveva nutrito un’attesa all'altezza dell’opera di Dio.
Vi leggiamo la sorpresa dei pastori nel vedere una luce nella notte di solito buia, e nell’udire un canto inconsueto: «Pace in terra». Un annuncio di pace, proprio sulla terra, dove non c’è mai pace. E dove molti vorrebbero sentire dal Messia un grido di battaglia contro l’occupante romano.
Vi leggiamo la sorpresa dei magi, venuti a cercare «il re dei giudei che è nato». Lo trovano in una mangiatoia, o comunque in un luogo decisamente poco regale.
Vi scorgiamo la sorpresa di Giuseppe e di Maria, quando vanno al tempio a presentare il bambino, «quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso» (Luca 2,21). In lui il vecchio Simeone vede la salvezza di Dio per tutti, «e il padre e la madre restavano meravigliati delle cose che dicevano di lui» (Luca 2,33).
Se allarghiamo lo sguardo alla vita di Gesù, raccontata nei Vangeli, ci imbattiamo nella sorpresa di Simone e Andrea, pescatori di Galilea, nel sentirsi dire: «Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini» (Marco 1,17). Come mai Gesù sceglie, per un’impresa tanto difficile, uomini oscuri e non uomini illustri, dei lavoratori e non degli intellettuali, degli illetterati e non dei dotti?
C’è la sorpresa dei pubblicani – disprezzati perché religiosamente non in regola – di sentirsi cercati e non evitati, amati e non giudicati, chiamati e non esclusi. La sorpresa di Zaccheo di sentirsi dire: «Anche questo è figlio di Abramo» (Luca 19,9).
C’è la sorprea dei farisei e degli scribi di sentirsi giudicati e contestati, anziché onorati e ubbiditi – loro che conducevano una vita irreprensibile dal punto di vista del rispetto delle norme religiose. Perché scribi e farisei sono criticati aspramente e invece la folla accorre ad scoltare il falegname di Nazaret, e si stupisce della sua dottrina, poiché egli parla «come uno che ha autorità, e non come gli scribi?» (Marco 1,22).
C’è la sorpresa della donna adultera di non essere abbandonata al proprio destino – quello di essere lapidata, secondo la legge dell’epoca – ma anzi liberata dal pericolo e, più ancora, dalla colpa. Perché Gesù non la condanna?
C’è la sorpresa dei ciechi che vedono, dei paralitici che camminano, dei malati che guariscono, dei poveri, i quali pensavano di essere ai margini del popolo di Dio e invece si vedono trattati da Gesù come i veri destinatari della buona notizia. La sorpresa di sperimentare «Quel che nessuno ha mai visto e udito, quel che nessuno ha mai immaginato».
La buona notizia portata da Gesù è dunque piena di sorprese. E lo è anche per chi crede di conoscerla bene. Attenzione, perché anche chi del Natale pensa di sapere tutto e dal Natale non si aspetta più nulla, potrebbe essere trovato tra quelli che vengono bruscamente risvegliati.
Ha scritto il teologo protestante Paul Tillich: «Penso al teologo che non aspetta Dio perché lo possiede, chiuso in una dottrina. Penso allo studente in teologia che non aspetta Dio perché lo possiede, chiuso in un libro. Penso all’uomo di chiesa che non aspetta Dio perché lo possiede, chiuso in un’istituzione. Penso al credente che non aspetta Dio perché lo possiede, chiuso nella propria esperienza». Tutti questi, e molti altri ancora – e magari noi potremmo essere tra quelli – potrebbero andare incontro a molte sorprese.
E del resto, quante sorprese ci sono state, nel corso della storia del cristianesimo e nella storia dell’umanità. Per quanto tempo, ad esempio, le donne sono state relegate in ruoli subalterni, per quanti secoli non hanno potuto parlare, sono state escluse – e ancora a volte sono escluse – da posizioni di autorità? E quanto tempo c’è voluto finché, con grande sorpresa, abbiamo capito che Dio affida alle donne gli stessi compiti tenuti gelosamente stretti dagli uomini? E quante altre persone, dai disabili agli omosessuali, sono stati considerati castigati da Dio e peccatori? E quanto tempo c’è voluto finché, con grande sorpresa, abbiamo capito che Dio posa su di loro uno sguardo amorevole e accogliente, lo stesso sguardo con cui guarda l’intera umanità? Davvero, le sorprese di Natale, le sorprese della venuta di Dio nel mondo, non sono ancora finite.
Nella foto: "Annunciazione", Emilio Testa