La volpe e la chioccia
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei e gli dissero: “Lascia questi luoghi e vattene altrove, perché Erode vuol farti uccidere”.
Ma Gesù rispose: “Andate da quel volpone e ditegli: Ecco, io scaccio gli spiriti maligni e guarisco i malati oggi e domani, e il terzo giorno raggiungerò la mia mèta. Però oggi, domani e il giorno seguente io devo continuare il mio cammino, perché nessun profeta può morire fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme! tu che metti a morte i profeti e uccidi a colpi di pietra quelli che Dio ti manda! Quante volte ho voluto riunire i tuoi abitanti attorno a me, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali. Ma voi non avete voluto! Ebbene, la vostra casa sarà abbandonata! Perciò io vi dico che non mi vedrete più fino a quando esclamerete: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore!’” (Luca 13,31-35)
Il testo di Luca contiene due immagini tratte dal mondo animale.
La prima è il riferimento al re Erode come a una “volpe”: non è certo un complimento, ma Gesù non ha mai avuto paura di sfidare il potere.
La seconda immagine è davvero sorprendente: Gesù si paragona a una gallina, a una chioccia che raccoglie i pulcini sotto le sue ali.
Com’è diversa, questa immagine materna, dalle immagini correnti del Cristo, ad esclusione ovviamente del crocifisso, unica immagine veramente biblica.
La storia dell’arte cristiana ci ha lasciato diversi Cristi: dal Cristo potente, re del cielo e della terra, a certi Cristi un po’ sdolcinati, ai Gesù bambini che sembrano bambole di porcellana. Ma, in mezzo a tutti questi cristi, un Cristo-chioccia non credo che sia mai stato dipinto.
Eppure, nella Bibbia questa immagine non è affatto inconsueta. Gesù, infatti, non fa altro che applicare a sé stesso un’immagine che nell’Antico Testamento è comunemente riferita a Dio.
Nel libro del Deuteronomio Mosé paragona Dio a “un’aquila che desta la sua nidiata, svolazza sopra i suoi piccoli, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne” (32,11). In vari Salmi si parla del rifugio che gli uomini trovano “all’ombra delle ali” di Dio.
Dio come un’aquila che risveglia la sua nidiata per condurla verso la terra promessa; Dio che protegge ed accoglie i credenti con le sue penne; il Cristo come la chioccia che raccoglie i suoi pulcini. Queste immagini “ornitologiche” suggeriscono tre riflessioni.
La prima è una riflessione sull’importanza di recuperare le metafore “femminili” di Dio. Nel linguaggio tradizionale della chiesa è stato dato molto spazio a un’idea “monarchica” di Dio: Dio come re e Signore, e se è padre è piuttosto un “padre-padrone”.
Ma nella Bibbia Dio è anche madre, e recuperare il “lato femminile” di Dio è importante per evitare quella forma di idolatria in cui cadiamo quando si affida a un’unica relazione personale importante - quella tra padre e figlio/a - il compito di fare da schema per parlare del rapporto tra Dio e gli umani.
Proprio perché Dio non si può ridurre ai nostri schemi umani, è importante riscoprire la ricchezza di metafore bibliche che non descrivono in modo diretto ma alludono a Dio, ci danno degli spiragli per cogliere qualche raggio, qualche brandello del mistero profondo di Dio.
Si potrebbe però obiettare: c’è davvero bisogno di recuperare questo lato materno di Dio proprio in una società permissiva come la nostra in cui c’è fin troppo amore materno, nel senso di un amore indulgente che, a furia di proteggere, capire e scusare finisce per creare dei figli immaturi, egoisti, pronti a rivoltarsi contro i genitori?
Ma chi ha detto che l’amore materno di Dio sia indulgente, iperprotettivo, permissivista?
Gesù usa l’immagine della chioccia in un contesto altamente drammatico, quello di un lamento su una città recalcitrante che mette a morte gli inviati di Dio.
Il suo amore materno non è sdolcinato, non è buonismo indulgente.
Al contrario, è un amore esigente, geloso e appassionato e quindi, in questo contesto, diventa un amore ferito, un amore che si sente rifiutato; un amore che offre protezione ma che non può e non vuole costringere chi rifiuta di essere protetto.
La chioccia vorrebbe riunire i pulcini sotto le sue ali: ma se i pulcini sono così stupidi da rifiutare la protezione, che cosa può fare la chioccia? E che cosa può fare Dio se noi ci rifiutiamo di seguire la via che ci indica? Nient’altro che abbandonarci al nostro destino, come leggiamo al versetto 35: “Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta”, cioè Dio abbandonerà la città e il suo tempio.
La punizione non è un fulmine di Dio, ma il suo ritrarsi; eppure, Dio, come mostra la fine del versetto, non rinuncerà a trovare altre occasioni per proporre il suo amore: per proporlo, non per imporlo!
L’amore “materno” di Dio forse esce sconfitto dalla battaglia, proprio perché si propone e non si impone. Se Dio ci prendesse a sberle ogni volta che sbagliamo, vincerebbe di sicuro ogni battaglia - ma forse non la guerra, perché ci lasceremmo mettere in riga per paura dei ceffoni e non perché vinti e convinti dal suo amore. E può essere che, nella sua divina pedagogia, Dio preferisca perdere tante battaglie, perché alla fine vuole vincere la guerra.
Come questo accadrà non lo sappiamo: sta solo nei piani di Dio. Ma è certo che il lamento su Gerusalemme si chiude con una parola profetica di speranza: la speranza che questo amore ferito di Dio avrà un giorno il sopravvento. E quelli che rifiutavano la protezione offerta riconosceranno quell’amore, benedicendo Iddio ed esclamando: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.