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Matteo 4,1-11

Di fronte alla tentazione

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra"». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano. (Matteo 4,1-11)

La tentazione, per noi, che cos’è? In che cosa consiste? Essere tentati, significa essere sedotti, lasciarsi spingere a fare qualcosa che ci fa deviare dal buon cammino. Bere oltre misura, cedere alla golosità, evadere il fisco… Di fronte alla tentazione, cediamo, o non cediamo. La scelta, in ogni modo, è chiara: da un lato, rimanere nel buon cammino, dall’altro, imboccare la cattiva strada. Tuttavia, le cose non sono sempre così semplici. Nemmeno nel racconto delle tentazioni di Gesù.
Che cosa propone il tentatore? Egi propone a Gesù delle cose tutto sommato accettabili: trasformare delle pietre in pane, gettarsi dalla torre del tempio di Gerusalemme fidando nell’aiuto degli angeli mandati da Dio, diventare signore del mondo. Che c’è di male in tutto ciò? Il diavolo non fa altro che esortare Gesù a mettere in pratica la sua fede, la sua speranza e il suo amore.
Prendiamo la prima proposta di Satana, non è forse un’eccellente idea? Trasformare delle pietre in pane potrebbe nutrire Gesù, affamato dopo quaranta giorni passati nel deserto. E potrebbe sfamare tante persone in tutto il mondo.
Anche la seconda proposta appare a prima vista sensata: gettarsi dalla torre del tempio per mostrare a tutti come Dio intervenga a salvare chi crede in lui, non sarebbe una testimonianza formidabile? Tutti gli abitanti di Gerusalemme riconoscerebbero che Gesù è il Messia.
E infine, la terza proposta, quella di diventare signore del mondo. Dopotutto, non è ciò che speriamo? Sarebbe la fine di ogni guerra, della fame, della malvagità.
Trasformare le pietre in pane, un atto di amore verso gli affamati. Gettarsi dalla torre, un atto di speranza nella bontà di Dio. Diventare signore del mondo, un atto di fede e di responsabilità nei confronti del mondo. Ma allora, perché Gesù oppone un netto rifiuto a queste tre oneste proposte avanzate dal diavolo?
E per rendere le cose ancora più complesse: Gesù non ha forse fatto, in seguito, esattamente ciò che Satana gli ha suggerito di fare? Non ha forse moltiplicato il pane per sfamare cinquemila persone? E non si è forse esposto al punto da mettere a repentaglio la propria vita (e dopo essere stato ucciso, l’angelo non è apparso per annunciare che lui ha vinto la morte)? E la nostra speranza – quella che esprimiamo anche nel Padre nostro, quando diciamo «venga il tuo regno» – non è forse quella che Gesù diventi il signore del mondo?
Ecco dunque il problema posto da questo racconto: in che cosa consiste la differenza? Come smascherare il diavolo? Dove sta l’inganno?

Il testo di Matteo indica tre piste, tre principi che ci permettono di mettere a nudo la differenza tra il bene e la tentazione che si presenta sotto le spoglie del bene.

La prima pista: che cosa fa Gesù? In nome di quale principio decide di fare quello che fa? Gesù si rifà a una regola, quella in base alla quale orienta la sua vita: la parola di Dio contenuta nella Bibbia. «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».Dunque, io, Gesù, sopporto il morso della fame pur di continuare a obbedire a Dio soltanto. E respingo la prima proposta.
«È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».Dunque, io, Gesù, non chiederò a Dio di dare prova della sua potenza gettandomi dalla torre del tempio. E respingo la seconda proposta.
"Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto".Dunque, io, Gesù, non mi farò degli idoli, e nemmeno il mio desiderio di instaurare il regno di Dio sulla Terra diventerà per me una sorta di idolo a cui sacrificare ogni cosa. Perciò respingo anche la terza proposta.
Credo che anche noi possiamo fare lo stesso. Quando siamo indecisi su quale direzione prendere, quale scelta operare, che cosa prendere e che cosa lasciare, quando siamo perplessi, possiamo anche noi rifarci alle regole che ci siamo dati, alle quali abbiamo deciso di attenerci. Possiamo rimanere fedeli ai nostri sogni, alle nostre convinzioni, alla nostra educazione. Il coraggio, a volte, si manifesta in questo: nel rimanere fedeli a sé stessi, magari anche senza sapere esattamente perché.

La seconda indicazione, per scegliere tra il bene e la tentazione: se siamo indecisi tra due possibilità, scegliamo quella che porta meno profitto a noi stessi. È questo il secondo motivo del «no» opposto da Gesù al diavolo. Se avesse trasformato le pietre in pani, avrebbe innanzitutto soddisfatto la propria fame. Se si fosse gettato dalla torre, avrebbe ottenuto per sé l’applauso e l’ammirazione della folla. Se avesse instaurato il regno, divenendone il signore, sarebbe stato riconosciuto come Dio stesso. Acconsentendo alle proposte del diavolo, Gesù avrebbe ricavato un beneficio personale: avrebbe accresciuto il suo prestigio e la sua gloria, avrebbe soddisfatto il proprio desiderio di essere amato. Perciò Gesù preferisce aspettare un’altra occasione.
Più tardi moltiplicherà i pani, ma lo farà unicamente per nutrire gli altri, non per placare la sua fame. Più tardi accetterà anche di essere messo a morte sulla croce, per mostrare che Dio non respinge nemmeno i condannati. Più tardi, alla fine dei tempi, diventerà il signore del mondo, ma senza che si sappia come farà. Rifiutando così le offerte del tentatore, Gesù ci insegna che l’amor proprio e la difesa del proprio interesse sono i migliori alleati del diavolo.

La terza indicazione: quando siamo incerti sulla decisione da prendere, non scegliamo quella che ci porta a forzare le cose e i tempi, bensì quella che lascia spazio all’imprevisto, alla grazia e alla libertà di Dio. Ciò che Satana propone a Gesù, è di forzare, di ordinare i miracoli. «Ordinare» è il verbo usato dal tentatore. Ordina, comanda, decidi, forza le cose e i tempi, imponi. È la tentazione del dittatore illuminato – e quante volte noi pretendiamo di esserlo, in famiglia, nell’azienda, nelle relazioni interpersonali?
Il diavolo dice: ordina che queste pietre diventino pani, ordina che gli angeli ti proteggano, ordina la venuta del regno. E oggi dice: imponi la sicurezza, comanda la felicità, ordina il ripristino dei valori morali e religiosi. Ma i miracoli sono come l’amore: non avvengono su ordine perentorio. Accadono quando la situazione lo richiede e lo permette. Accadono in modo sorprendente, in virtù della grazia, se si lascia spazio all’imprevisto, alla libertà di Dio, allo Spirito. Proprio come fa Gesù.
Più tardi, un giorno, all’improvviso, senza calcolo, senza alcun ordine da parte di Gesù, avverrà la moltiplicazione dei pani.
Più tardi ancora, un venerdì, Gesù precipiterà nella morte. E allora avverrà un miracolo, imprevisto e inatteso, non comandato: gli angeli di Dio interverranno per risollevare Gesù, il giorno di Pasqua, tra lo stupore generale.
E infine, più tardi ancora, un giorno Cristo sarà il signore di questo mondo. Ma anche stavolta «il Regno dei cieli verrà come un ladro nella notte» (1 Tessalonicesi 5,2), quando nessuno se lo aspetterà.
Quando siamo chiamati a prendere una decisione, ci sono in genere solo due scelte possibili: una che chiude le porte all’avvenire, e l’altra che le apre.

Ecco dunque le tre piste da seguire quando ci troviamo davanti alla difficile scelta tra il bene e la tentazione che si presenta con le apparenze del bene: scegliere rimanendo fedeli alle proprie convinzioni, scegliere di agire per amore e non per amor proprio, scegliere di agire lasciando spazio alla sorpresa e alla grazia di Dio.

Foto: unsplash

Il potere e lo spettacolo

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra"». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano. (Matteo 4,1-11)

Domenica scorsa ci siamo soffermati sulla prima delle tre tentazioni, quella riguardante il pane. Il diavolo - cioè, l’avversario, colui che introduce divisione - propone a Gesù di fare un miracolo per aiutare sé stesso, per sfamare sé stesso. Gesù rifiuta quella proposta. Non perché ritenga inutile preoccuparsi per il cibo, ma perché non vuole pensare solo a sé stesso, solo alla propria fame.

È una tentazione che conosciamo anche noi, un pensiero che incontriamo spesso. Quante volte prevale in noi l’impulso a curare solo i nostri affari, ignorando le necessità di chi ci sta intorno. “Basta che io me la cavo”, diciamo. “Gli altri, si arrangino”.
Gesù non condivide questo atteggiamento e, rifiutando la proposta del tentatore, ribadisce la necessità di considerare sempre anche il benessere generale. Gesù non è venuto a trasformare pietre in pani, bensì a trasformare cuori di pietra in cuori intelligenti e solidali.

Esaminiamo ora le altre due tentazioni di cui parla l’evangelista Marco. Se la prima la possiamo chiamare “la tentazione del pane”, la seconda possiamo definirla “la tentazione del potere”, e la terza “la tentazione della religione”.

La tentazione del potere, il potere come tentazione. Il diavolo porta Gesù in un punto elevato, dal quale è possibile vedere tutti i regni della terra. Lassù gli propone un accordo: a te il potere sul mondo, a me il potere su di te. Tu diventi il re del mondo, io divento il tuo re. In che cosa consiste, in questo caso, la tentazione? Possiamo individuare almeno tre aspetti.

Il primo aspetto consiste nell’accettare un accordo di qualunque tipo col diavolo. Accettare di trattare col diavolo è già in sé una sconfitta, a prescindere da quello che trattando potremmo ottenere. Ma Gesù rifiuta di trattare. Non si tratta con il diavolo, non si tratta con il male. Il male lo si combatte, senza se e senza ma. Pensiamo al percorso di un drogato: all’inizio, ribadisce di poter smettere quando vuole… e quando si accorge di essere incapace di recuperare la propria libertà, è spesso troppo tardi.
Ecco, dunque, il primo aspetto: avviare una trattativa di qualunque tipo con il male, invece di combatterlo radicalmente.

Il secondo aspetto è riconoscere il diavolo come legittimo padrone del mondo. Diciamolo chiaramente: Gesù non è un ingenuo, sa che il diavolo è “il principe di questo mondo” e che ferisce, e semina divisione, violenza, dolore e lutti come vuole, potendo contare su molti complici e seguaci. Ma non per questo Gesù si rassegna, o ritiene che il male sia il legittimo padrone della Terra. No, Gesù ha negato che il mondo sia del diavolo e ha affermato che il mondo è di Dio.
Si sentono spesso, anche in ambienti cristiani, discorsi più o meno disperati sul mondo che sarebbe in balìa del male - le guerre, la distruzione dell’ambiente, la voracità dei ricchi a detrimento dei poveri - e perciò sarebbe irrimediabilmente perduto. No, dice Gesù, il mondo perduto è salvato: è in balia del male, ma non appartiene al male, bensì a Dio. Questa è la fede di Gesù, questa è la fede che siamo chiamati ad avere anche noi.

Il terzo aspetto è che accettando di governare il mondo attraverso la via del potere, Gesù avrebbe snaturato la sua missione. Lui stesso aveva detto: “Il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”. Se avesse accettato di impadronirsi del mondo ricorrendo alla forza, alla prevaricazione, alla violenza, si sarebbe allontanato da quella strada.
Il diavolo propone a Gesù la via del potere politico, ma Gesù è venuto per servire, non per comandare. Gesù è il re, ma il suo Regno non è di questo mondo. Questo non significa che il Regno stia sulle nuvole, ma che è totalmente diverso da quello di Pilato e di tutti i re della terra. Gesù è sì il Signore, ma manifesta la sua signoria lavando i piedi ai suoi discepoli. E chi lo vuole seguire, non deve dimenticare le sue parole: “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore”.

Veniamo alla terza tentazione, quella del tempio. Il tempio è il luogo sacro per eccellenza, e proprio lì si svolge la tentazione più difficile. Per tentare Gesù, il diavolo si serve della Bibbia, cioè dell'arma con la quale Gesù ha finora respinto le tentazioni. È come se il diavolo dicesse: “Guarda che ho in mano la tua stessa arma, la parola di Dio, che serve a te per difenderti, e serve a me per attaccarti”.
Che cosa fa il diavolo? Porta Gesù sulla punta più alta del tempio di Gerusalemme e gli dice di buttarsi giù, perché sta scritto: “Dio manderà i suoi angeli a sorreggerti in modo che il tuo piede non urti in alcuna pietra”.
In che cosa consiste la tentazione? Consiste in questo: se Gesù si buttasse giù si sfracellerebbe al suolo, se non si buttasse giù vorrebbe dire che non crede alla promessa di Dio e dimostrerebbe così che lui, figlio di Dio, non crede in Dio.
Si tratta di una tentazione insidiosa, alla quale Gesù si oppone citando a sua volta la Bibbia: “Non tenterete il vostro Dio”.

Come si può tentare Dio? Lo si può tentare mettendolo alla prova: non è più lui che mette alla prova noi, siamo noi che mettiamo alla prova lui.
Tentare Dio vuol dire obbligarlo a esibirsi, a dimostrare che effettivamente è Dio, che funziona come Dio. La chiesa comanda, Dio obbedisce. Non è più la chiesa in mano a Dio, ma Dio in mano alla chiesa.

Ecco perché la terza tentazione è quella più subdola, più insidiosa: è la tentazione di dimostrare Dio attraverso un miracolo, che però non corrisponde a un reale bisogno umano, a una sofferenza fisica o morale o spirituale, ma solo al desiderio di dimostrare Dio. Ma Dio non si dimostra, si testimonia. È la tentazione di rendere Dio visibile, ma Dio è invisibile, come lo Spirito Santo, come la sua parola. “Dio è nel segreto”, dice Gesù.

Viviamo nell'epoca della visibilità: se non appari non sei. Ma Dio non appare, piuttosto si nasconde, come dice il profeta Isaia: “Tu sei un Dio che ti nascondi”. Nasconde la sua divinità nell'umanità di Gesù, la sua forza nella nostra debolezza, la sua giustizia nella nostra iniquità, la sua vita eterna nella nostra mortalità.
Viviamo nell'epoca dello spettacolo e allora vorremmo avere un Dio spettacolare e trasformiamo la religione in spettacolo e Dio nell'oggetto dello spettacolo, ma noi non crediamo in un Dio spettacolare, crediamo in un Dio giusto e misericordioso.
Dio non ci ha chiamati per dimostrarlo, ma per amarlo e servirlo, amando e servendo il prossimo.
Non chiediamo di vedere Dio: ci basta sapere che egli vede noi e ci accompagna con pazienza e bontà. Non chiediamo miracoli e prodigi, ma che Dio aumenti la nostra fede grazie alla quale vediamo ogni giorno tanti miracoli intorno a noi e anche dentro di noi. Gesù ha fatto molti miracoli, ma non per dimostrare Dio, bensì per aiutare chi stava soffrendo.
Dio, che non è spettacolare, ci salvi da una religione che diventa spettacolo e da una chiesa che diventa teatro.

Quaresima e tentazioni

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra"». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano. (Matteo 4,1-11)

Oggi è la prima domenica di quello che si chiama “tempo di passione”, detto anche “quaresima”. La parola “quaresima” è la contrazione dell'aggettivo latino “quadragesimo” - cioè, quarantesimo [giorno] - e indica il quarantesimo giorno prima di Pasqua. Il “tempo di passione”, o appunto “quaresima”, è un periodo di preparazione in vista della Pasqua. Nella tradizione della chiesa questo era un periodo di pentimento e di digiuno.

Perché quaranta giorni? Per ricordare i quaranta giorni di digiuno e preghiera trascorsi da Gesù nel deserto nel corso dei quali fu tentato dal diavolo. Ecco, quindi, perché il racconto delle tentazioni di Gesù era letto e commentato proprio in questo periodo, che ricordava a sua volta i quarant'anni trascorsi da Israele nel deserto. Nel corso di quel lungo viaggio, il popolo di Dio cedette ripetutamente alle tentazioni: basti pensare all'episodio del vitello d'oro.

Già nella chiesa antica il racconto delle tentazioni di Gesù veniva letto e commentato nel “tempo di passione”, o “quaresima”.
È il racconto di un episodio che avviene in un momento strategico della missione di Gesù, proprio all'inizio, subito dopo il battesimo nel quale una voce dal cielo lo ha dichiarato figlio di Dio. Ora si tratta di vedere se effettivamente egli lo è oppure no.

Prima di esaminare da vicino le tre tentazioni, occorre sottolineare una cosa: quelle del diavolo sono ottime proposte, sensate, convincenti, seducenti. Il diavolo non è un mostro. Dimentichiamo le raffigurazioni che lo dipingono come un essere ripugnante, con la coda e gli zoccoli da caprone. Se il diavolo fosse un mostro, sarebbe facile riconoscerlo e starne alla larga. Ma il diavolo non è affatto mostruoso, al contrario è un personaggio presentabile, intelligente, in giacca e cravatta. Non per niente il grande romanziere russo Fedor Dostoevskij lo ha chiamato “lo spirito intelligente del deserto”.

Il diavolo che incontriamo nel nostro testo non consiglia nulla di male, anzi, fa delle proposte ragionevoli, che ognuno di noi potrebbe fare.
Che cosa c'è di male a trasformare una pietra in pane per sfamare un affamato? Gesù non potrebbe fare nulla di meglio che trasformare le pietre in pane.
Che cosa c'è di male a buttarsi giù dal tempio e non farsi male? In altre parole, che male c'è a fare un miracolo? Gesù ne ha fatti tanti di miracoli. Perché non dovrebbe fare anche questo?
Che cosa c'è di male a prendere nelle proprie mani il governo del mondo? Non è forse per questo che Gesù è venuto su questa Terra? Non sarebbe proprio questa la cosa più bella che si possa immaginare?

Dobbiamo allora concludere che quelle che siamo abituati a chiamare tentazioni, in realtà sono grandi occasioni che il diavolo suggerisce a Gesù? Dovremmo forse intitolare quel racconto biblico non “le tentazioni di Gesù”, ma “le grandi occasioni di Gesù”?
No, quelle suggerito dal diavolo sembrano occasioni, ma sono tentazioni. Sembrano bene, ma sono male. Così sono in realtà quasi tutte le tentazioni: sono affascinanti, promettono il paradiso, appaiono come bene. Ma in realtà sono male travestito da bene.
Veniamo finalmente alle tentazioni descritte nel racconto di Matteo. Oggi riflettiamo brevemente sulla prima delle tre.

Dopo quaranta giorni di digiuno nel deserto Gesù “ebbe fame”. Noi non sappiamo più che cosa significa avere veramente fame, perché la nostra è fame saziata. Ma sappiamo che per ottenere del pane le persone veramente affamate sono disposte a tutto. Quella del pane è un'esigenza primaria, assoluta: puoi fare a meno di tutto, anche della libertà, anche dell'amore, ma non del pane. Perciò quando il diavolo tenta Gesù puntando sulla sua fame, sa quello che fa: per fame uno è disposto a fare qualunque cosa.

Detto questo, ciò che il diavolo suggerisce a Gesù non è nulla di illecito: che cosa c'è di più ovvio che procurarsi del pane perché si ha fame? “Se sei il figlio di Dio dì a questa pietra che diventi pane”. Eppure, questa proposta, che sembra ragionevole, e cristiana, è diabolica. Perché lo è? Perché è una tentazione e non un'occasione? In che cosa consiste la tentazione? Le tentazioni qui sono due, una dentro l'altra.

La prima, è questa: il diavolo suggerisce a Gesù di procurarsi lui il pane necessario a sfamarsi. È come se gli dicesse: “Non chiedere a Dio il tuo pane, Dio ha altro a cui pensare. Procuratelo tu, dato che puoi farlo. Prendi in mano la tua vita, chiedi a te stesso il pane quotidiano”.
In un certo senso, il diavolo suggerisce a Gesù di modificare il Padre Nostro: non più “dacci il nostro pane quotidiano”, ma dire a Dio: “Per il nostro pane quotidiano ci pensiamo noi, non hai bisogno di pensarci tu, ce lo diamo da noi, non hai bisogno di darcelo tu”.
Questa è la prima tentazione: dubitare che Dio si occupi del nostro pane, considerarci autosufficienti, non riconoscere più in Dio colui il quale ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.

Dentro questa tentazione - separare Dio dal nostro pane quotidiano, quindi ad esempio non ringraziarlo più prima dei pasti, né per nessun altro dono che egli ci fa - ce n'è una seconda, che è questa: il diavolo invita Gesù a utilizzare i suoi poteri per saziare la sua fame. Gesù si trova in una situazione di pericolo, rischia di morire di fame. Il diavolo, fingendo di volerlo aiutare, lo invita a fare qualcosa per sé, solo per sé.
Gesù però è, dall'inizio alla fine della sua missione, l'uomo per gli altri. Mai nei Vangeli si dice che Gesù abbia fatto qualcosa per sé: egli ha fatto tutto per gli altri e solo per gli altri.

A questo punto qualcuno potrebbe dire: “Ecco, Gesù non si occupa della sua fame, ma solo di questioni spirituali”. Non è vero. Gesù non si occupa della sua fame - perché non pensa solo a sé stesso -, e si occuperà invece della fame della folla che lo aveva seguito per ascoltarlo. Ma neppure allora trasformerà le pietre in pane: prenderà i cinque pani e i due pesci dei discepoli e li moltiplicherà, cioè li condividerà.
Con quel gesto, Gesù vuole farci capire che, quando si condivide il pane, quando prevale la solidarietà, il pane si moltiplica e può sfamare tutta la folla. Gesù non è venuto a trasformare pietre in pani, bensì a trasformare cuori di pietra in cuori intelligenti e solidali, pronti a introdurre strategie capaci di superare il problema della fame.

Resta da commentare la parola con la quale Gesù affronta e vince questa prima tentazione: “Non di pane soltanto vivrà l'uomo”.
Con questa frase ha voluto dire, come nel Sermone sul Monte, che la vita è più del nutrimento e il corpo è più del vestito.
Il pane è indispensabile per vivere - senza pane non c'è vita -, ma la vita è più del pane. E che cosa c'è in questo “più”? C'è il senso della vita, perché una vita senza senso non è vita; c'è l'amore, senza il quale la vita è un deserto; c'è la fede, senza la quale la vita è un enigma; c'è la speranza, senza la quale la vita è paralizzata; c'è la poesia, l'arte, la musica, la scienza, la filosofia, lo sport; c'è il lavoro che riempie il tempo e procura soddisfazione; ci sono le relazioni che sono la trama della vita; c'è la conoscenza, la ricerca, anche la ricerca di Dio.

Dicendo che l'uomo non vive di solo pane - cioè, di soli beni materiali - Gesù ci invita a dare alla nostra vita la pienezza di significati per la quale Dio l'ha creata e ce l'ha data. Non accontentiamoci quindi di una vita povera di significati.