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La Festa di Selva tradizione valposchiavina

All’inizio dell’Ottocento, dopo la morte del pastore Pietro Volpio, che aveva servito la comunità per oltre quattro decenni, la chiesa riformata di Poschiavo decise di riorganizzare l’insegnamento scolastico. Fino ad allora ragazze e ragazzi avevano seguito le lezioni, impartite da diversi docenti, in case private.

La festa di Selva nacque come evento annuale della scuola riformata di Poschiavo

Nel 1825 venne eletto un nuovo pastore, il teologo e pedagogo Otto Carisch, e fu costruito un edificio – oggi sede del “Movimento” – in cui riunire tutte le classi. A Carisch, nominato direttore del nuovo istituto, fu affidato il compito di redigere un regolamento scolastico e di occuparsi dell’insegnamento religioso.
Forse già l’anno successivo, Carisch introdusse l’uso di trascorrere una giornata all’aperto, nel mese di maggio: una gita dell’intera scolaresca, accompagnata dai maestri, da Poschiavo al maggese di Selva, distante un’ora e mezza di cammino dal borgo. A Selva, dove sorge una piccola chiesa evangelica, costruita nel 1676, si teneva un culto, seguito da un pasto consumato all’aperto e da un pomeriggio di giochi sui prati.

La data in cui si svolse per la prima volta la festa di Selva non è certa

In occasione dei festeggiamenti per il primo centenario della scuola riformata di Poschiavo, nel libretto commemorativo si trova la seguente, laconica affermazione: “Quando si cominciasse a fare la passeggiata della nostra scolaresca a Selva non si sa precisamente.” Certo è che la tradizione della festa di Selva ebbe inizio molto presto.

Il riformato podestà Tommaso Lardelli (1818-1908), nella sua autobiografia, annota: “Nel 1841 e 1842 diedi le mie “Canzonette per le scuole” alle stampe a mie spese. Fu in allora ch’io compilava le canzonette per la festa di Selva, festa annuale della scolaresca riformata”. Se già allora Lardelli si prese la briga di scrivere due canzoni per la festa (e vi si parla già della polenta consumata in quell’occasione), è segno che tale evento era ormai da tempo un appuntamento fisso nel calendario delle attività della scuola riformata di Poschiavo.
È dunque possibile affermare che la festa risalga almeno al terzo decennio dell’Ottocento, o forse addirittura a prima del 1830.

Allievi riformati in corteo verso il maggengo di Selva

Il giorno della gita, alle sei del mattino, la campana piccola, posta in cima al campanile della chiesa riformata di Poschiavo, chiamava a raccolta con un particolare rintocco, detto “allegrezza”. Allievi e allieve si radunavano sul piazzale della scuola e alle sette lasciavano il paese.

Scolare e scolari partecipanti alla festa cantavano “La gita sul monte di Selva”, inno composto da Tommaso Lardelli intorno al 1841. “Su lieti compagni, adesso noi partiam. A Selva ce n’andiam. O che piacer che sento nel mio cuor. O Selva o polenta o che stupor!”
Un’ottantina d’anni dopo fu il pastore Giovanni Luzzi, il traduttore della Bibbia, a comporre un nuovo inno per la scuola riformata poschiavina. La prima strofa, di esplicita impronta patriottica, come del resto tutto il canto, recitava: “Compagni alziamo un cantico che dal Bernina al piano e dal Sassalbo ai vertici dei monti di Canciano s’intoni all’armonia che nella val natia rallegra terra e ciel”.

Lungo la salita, in località Macon, la comitiva incontrava una donna, dall’aspetto di vecchia. Chi per la prima volta partecipava alla gita doveva baciare la gonna o il sedere di quella misteriosa figura, legata forse alla leggenda che parla dell’antico castellano di Pedenale, il quale dopo avere crudelmente ucciso il figlio di una povera contadina venne inghiottito dalla gigantesca roccia che si trova accanto al sentiero che porta a Selva.

Dopo il culto, celebrato nella chiesetta di Selva, tutti raggiungevano i vicini maggesi di La Goba e Pozzol, proprietà della comunità evangelica, dove era servita la polenta in flur, specialità di grano saraceno, panna e uvetta. Seguivano canti, giochi, esercizi ginnici, recite di poesie e rappresentazioni teatrali. Nel tardo pomeriggio tutti rientravano a Poschiavo, dove la Filarmonica comunale accoglieva il corteo proveniente da Selva.

Nel 1858 Tommaso Lardelli, esponente di spicco della comunità riformata, che ricoprì diverse cariche pubbliche, tra cui quella di podestà di Poschiavo, un uomo animato da ideali liberali, riuscì a portare a Selva l'intera gioventù valposchiavina, riformata e cattolica.
Scrisse più tardi Lardelli, all’epoca ispettore scolastico: “Concorrevano in quel giorno sull’ameno e ridente poggio di Selva circa 500 fanciulli, fra cui anche una rappresentazione da Brusio, guidati classe per classe dai loro maestri; le bandiere dei 22 cantoni sventolavano allegramente insieme. Il culto nelle due cappelle, i giuochi, i divertimenti pubblici decoravano la festa, e l’eco dei monti di Canciano festosa rimandava il canto e le voci allegre dei fanciulli gaudenti, mentre l’argentino suono delle due campanelle annunciava a tutta la Valle al di sotto l’armonia della festa.”

Non tutto filò liscio e perciò quell’esperimento “ecumenico” non fu più ripetuto. L’ispettore Lardelli disse che l’impegno logistico e organizzativo, rivelatosi eccessivo, aveva dissuaso dall’invitare nuovamente tutte le scolaresche della valle.
Un anonimo cronista affermò invece che una polenta mal cotta, o cotta in un paiolo non pulito, aveva causato qualche mal di pancia suscitando l’impressione che i riformati l’avessero fatto di proposito e per astio nei confronti dei cattolici.

Nel comune di Poschiavo, l'unione delle scuole confessionali, realizzata negli anni 1967-69, portò alla soppressione della gita scolastica in giorno feriale. Da allora, la festa si celebra di domenica, di regola nella prima metà di maggio. Venuto meno il legame con la scuola e affidata l’organizzazione alla comunità riformata, la manifestazione ha perso la sua valenza identitaria e ha registrato un calo della partecipazione. La costruzione della strada carrozzabile che unisce Selva al fondovalle ha inoltre provocato la riduzione del numero di quanti raggiungono Selva a piedi.

Oggi la festa di Selva, registrata nell’Inventario del Patrimonio immateriale delle tradizioni alpine, citata anche nell'elenco delle Tradizioni viventi in Svizzera, continua a essere celebrata secondo l'antica usanza. E avendo perso la stretta connotazione riformata, è un evento a cui partecipano persone di ogni confessione.