Certo, il prezzo al litro della benzina ha un peso enorme sui destini dei politici. Ma la sconfitta di Trump alle elezioni di medio termine contiene molte altre lezioni.
Calpestare i contrappesi e le istituzioni democratiche, arricchirsi in modo spudorato, alimentare la rabbia e la demagogia o imporre la propria volontà su ogni tema forse non è una strategia politica troppo efficace...
A volte il peso del denaro non riesce a influire sull’esito di un’elezione. I milioni di Musk, per esempio, non sono riusciti a impedire la vittoria di James Talarico in Texas. E proprio il successo del candidato democratico in questo Stato del Sud è una lezione cristiana che si può trarre da questa sconfitta.
James Talarico, che ha studiato teologia (Talarico è presbiteriano, cioè riformato, nipote di un pastore protestante, e ha studiato teologia al Presbyterian Theological Seminary di Austin, in Texas, n.d.r.), incarna infatti una corrente protestante proveniente dalla Chiesa presbiteriana, contraria al «nazionalismo cristiano» dei sostenitori di Trump, considerato una deriva politica contraria agli insegnamenti di Gesù.
Talarico fa spesso riferimento a Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio (Giovanni 2,13-17) per giustificare un fermo impegno politico contro il denaro in politica, la corruzione e l’arricchimento sfrenato. Contrario alla politica migratoria di Trump, cita spesso la prima lettera di Giovanni (1 Giovanni 4,20): «Se qualcuno dice: “Amo Dio”, ma odia suo fratello, è un bugiardo». Per lui, questo versetto significa: «Non puoi amare Dio e opprimere i poveri, maltrattare gli immigrati o perseguitare gli emarginati».
L’importante non è difendere o adorare il cristianesimo, ma impegnarsi in azioni concrete come ci chiede il Vangelo. James Talarico riassume così la sua cristologia: «In nessun punto Gesù ci chiede di adorarlo. Tutto quello che ci chiede è di seguirlo. Amare come ha amato lui, amare gli emarginati, amare lo straniero». (Jean-Luc Mouton, L’oeil de Réforme)